Lotta alla pirateria; già nell’Ottobre 2022 oltre un centinaio di titolari di diritti Tv o comunque di eventi live Sportivi e non, avevano chiesto alla UE un intervento definitivo nella lotta alla pirateria e chiedevano l’introduzione di misure più adeguate ed in un certo senso ancora più restrittive.
Ad oggi la richiesta pare “caduta nel vuoto” e nel frattempo, stando ai rapporti pubblicati si stimano in Italia (al 31/12/2024) danni per circa 2,2 miliardi di euro, con 530 milioni di euro di fatturato perso per film e serie Tv e 350 milioni di euro per gli eventi sportivi live.
Il danno complessivo, considerando anche le potenziali offerte legali non sottoscritte, raggiunge 778 milioni di euro per il settore audiovisivo e 350 milioni per lo sport.
Ad Ottobre 2025 i detentori dei diritti e le emittenti Tv tra i quali gli Italiani Lega Serie A, Now Tv, e Dazn, tornano a chiedere alla UE un intervento deciso e definitivo delineando anche quali interventi andrebbero (con urgenza) eseguiti
Nello specifico gli interventi richiesti sono:
Le richieste però sembrano aggiungere costi ed oneri e soprattutto responsabilità agli ISP già “sommersi” di lavoro e per di più non retribuito o quantomeno supportato in termini economici o di eventuali ristori ai costi ed ore di lavoro straordinario pagate. Ma ancor di più evidenziano e delineano un vero e proprio potenziale disastro per i provider VPN ed i gestori di CDN.
Soggetti che fanno della Privacy e della sicurezza dei propri clienti/utenti la loro missione ed interventi di questo genere minerebbero i principi fondamentali e le dinamiche dell’offerta ed utilizzo dei servizi. Le conseguenze sarebbero devastanti anche e soprattutto per gli utilizzatori finali e gli “utenti” internet che si ritroverebbero senza leciti e legali sistemi per proteggere la propria Privacy ed i propri dati personali, diritto imprescindibile e sacrosanto come peraltro sancito dalla UE stessa.
La lettera è stata inviata al vicepresidente esecutivo Henna Virkkunen e al commissario Glenn Micallef ed è emblematico il passaggio evidenziato nella stessa :
“I nostri investimenti continuano a essere minacciati dalla criminalità organizzata. Da anni, i titolari dei diritti lanciano l’allarme. Oggi, la pirateria ha raggiunto dimensioni che non possono più essere ignorate”
Un tono perentorio e che sottolinea l’urgenza degli interventi ai quali la UE sembra non potersi più sottrarre.

L’entità dei danni stimati in Italia e pari a 2,2 Miliardi di Euro sembra un dato sovrastimato a meno che non siano “conteggiati” gli eventuali ricavi in un ipotetico mercato senza la pirateria, ma se invece si parla di dati reali, a distanza di quasi 3 anni dalla suo lancio, può sembrare che Piracy Shield si confermi un fallimento pressochè totale. Se l’importo dei danni subiti o in via di previsione aumenta anzichè rientrare significa che qualcosa non sta funzionando.
In uno scenario nel quale le richieste dovessero essere esaudite in toto ed alle condizioni poste il “target” di indirizzi,IP ,domini da bloccare diventerebbe enorme aumentando esponenzialmente la possibilità di commettere errori e bloccare risorse lecite e (ci si augura di no) servizi essenziali.
Che il sistema adottato da Piracy Shield non sia quello giusto è indubbiamente ormai dimostrato, ma che questo sistema possa minare i diritti fondamentali e le lecite risorse in rete ci pare folle.
Analizzando le richieste in maniera più approfondita è indubbio che, al di la della richiesta in se, non ci siano linee guida o suggerimenti o valutazioni delle conseguenze, come se l’obiettivo della richiesta dovesse essere raggiunto a “qualunque costo” e non solo economico.
Se la richiesta del blocco IP divenisse, nella UE, un’imposizione per legge è chiaro che non terrebbe conto dello storico riguardante gli errori commessi e parrebbe una sorta di “accanimento” che porterebbe soltato ad un aumento spropositato di segnalazioni fake e conseguenti gravi conseguenze.
Sulla richiesta numero 3 in realtà ci sarebbe troppo da dire, i danni che potrebbe procurare da un punto di vista economico, di mercato e di credibilità sarebbero tali da cancellare la presenza di Provider VPN dal mercato Italiano o di impedire l’inserimento in CDN di siti con IP Italiano, se moltiplichiamo gli IP per numero di Stati Europei sarebbe come escludere l’Europa intera da Internet.
C’è anche un aspetto che non si considera ma che potrebbe vanificare in ogni caso l’intervento. Su oltre 700 Milioni di residenti in Europa quanti di questi sono pirati? e quanti di questi pirati utilizzano i loro nomi e cognomi nella sottoscrizione di piani VPN o di Hosting presso CDN ? E’ presumibile che i pirati utilizzino nomi e documenti magari rubati il che renderebbe comunque vana la loro esposizione in caso i provider VPN aderissero alla possibile normativa. O in alcuni casi porterebbe qualcuno assolutamente innocente a dimorare nelle patrie galere.
Allora vale la pena o ha un senso logico minare la Privacy ed i dati personali di milioni di individui nella speranza di “beccare” qualche decina di pirati?
Lo scenario che si sta delineando in Europa è già diventato anticostituzionale in molti casi e sta solo peggiorando. Alcuni Stati Europei hanno implementato misure di riconoscimento obbligatorio per una normale navigazione online, il parlamento Europeo ha in agenda discussioni relative ad ulteriori provvedimenti censori o di controllo di massa come il Chat control. In Italia dal prossimo 12 Novembre 48 siti per adulti saranno obbligati a richiedere la prova inequivocabile della maggiore età del visitatore con sistemi quali lo spid o un selfie o l’esibizione di un documento di identita. Misure che, secondo i legislatori, non renderebbero visibile o associabile il nome dall’accesso al sito e viceversa, ma che, lasciatecelo dire, non prevedono verifiche tangibili.
In un simile contesto non sappiamo reagire o non troviamo il sistema per farlo, che abbia ragione Pavel Durov come ha scritto sul suo Telegram? e che ormai sia troppo tardi?
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