Articolo originale di Patrick Breyer, pubblicato sul suo sito ufficiale e distribuito con licenza Creative Commons CC BY 4.0. Questo articolo contiene una traduzione in italiano, un adattamento e commenti redazionali a cura di TivuStream.
Patrick Breyer ha pubblicato una roadmap aggiornata sull’evoluzione di Chat Control 1.0 dopo il voto del Parlamento Europeo. Di seguito ne riportiamo i passaggi principali, tradotti in Italiano e accompagnati da alcune considerazioni per comprenderne meglio l’impatto.
Oggi il Parlamento europeo ha approvato la scansione di massa senza sospetto delle comunicazioni private (“Chat Control 1.0”), una misura che aveva respinto due volte a marzo.
Sebbene la maggioranza dei deputati europei votanti si fosse effettivamente opposta al regolamento ( 314 contrari, 276 favorevoli, 17 astensioni ), la mozione di rigetto non ha ottenuto la maggioranza assoluta di 361 voti necessaria. Di conseguenza, la scansione di massa è ora nuovamente consentita fino al 2028.
Va fatta una precisazione a scanso di incomprensioni, quando si parla di Chat Control molti pensano che il provveidmento sia uno solo e che il via libera di oggi introduca l’obbligo di scansione automatica e forzata di tutte le chat private.
In realtà oggi è stata “reintrodotta” Chat Control 1.0, una versione più morbida che non assegna un obbligo ma propone la possibilità di scansionare i messaggi e le chat da parte dei provider di siti/piattaforme ed App di messaggistica, (non crittografata come Gmail, Facebook/Instagram Messenger, Snapchat, iCloud Mail, and Xbox), alla ricerca di contenuti sospetti o che possano avere valore penale nell’ambito della lotta alla pedo-pornografia.
La versione che invece andrebbe ad introdurre l’obbligo di scansione è la versione Chat Control 2.0 di fatto ancora in discussione (prossimi negoziati previsti per Settembre 2026), che diventerà un sistema di scansione automatico client side (sul dispositivo dell’utente) anche e soprattutto nelle App di messaggistica che usano la Crittografia End-to-End. (WhatsApp e Telegram in primis). Chat Control 1.0 vs Chat Control 2.0
Il fatto che nonostante la maggioranza contraria Chat Control 1.0 sia stata reintrodotta, fa seriamente riflettere sul quanto la UE stia spingendo per una scelta di controllo poco democratica e dai risvolti pericolosi. Resta il fatto che la reintroduzione di Chat Control 1.0 , fissa un punto di ripartenza nel percorso e nel tentativo di approvazione del regolamento/provvedimento definitivo Chat Control 2.0.
Patrick Beyer è un ex deputato Europeo che ha lasciato l’incarico ed è diventato un autorevole attivista per i diritti civili e personali e per la protezione della Privacy. Ha fondato un sito che affronta tutte le problematiche relative ai diritti dei cittadini Europei e fornisce materiale di studio, approfondimento, e News relative all’argomento. E’ particolarmente attivo nel contrasto al Chat Control sia da un punto di vista tecnico-pratico sia dal punto di vista etico ed anti democratico.
In relazione al via libera di oggi ha rilasciato alcune dichiarazioni:
“Il fatto che Chat Control stia andando avanti contro la volontà della maggioranza degli eurodeputati votanti è una farsa e danneggia la democrazia. I nostri figli sono i veri perdenti di questo processo antidemocratico. L'approvazione di una normativa autentica e permanente a tutela dei minori è ora seriamente a rischio. Il Consiglio non accetterà mai un cambio di paradigma di cui c'è disperatamente bisogno finché potrà semplicemente attenersi al vecchio approccio della scansione senza alcun sospetto, a discrezione dell'industria tecnologica.”
Ribadisce il pensiero sui prossimi negoziati evidenziando la volontà di “dare battaglia”
"Il voto odierno sul regolamento provvisorio è stato una battuta d'arresto, ma la battaglia politica per il 'Chat Control 2.0' definitivo è solo all'inizio. La resistenza che abbiamo visto oggi in Parlamento è stata così forte che trovare una maggioranza per la scansione di massa permanente e senza sospetti nei futuri negoziati è pura illusione."
La frase; la resistenza che abbiamo visto oggi in Parlamento è stata così forte che trovare una maggioranza per la scansione di massa permanente e senza sospetti nei futuri negoziati è pura illusione, fa ben sperare all’esito negativo dei prossimi negoziati ed apre ad un approccio maggiormente critico nei confronti del metodo.
E’ oviamente impossibile definire o delineare quello che avverrà in maniera assolutisitica, ma quello che ci si augura è che il prossimo negoziato possa aprire a discussioni su eventuali alternative od a profonde modifiche tecniche del provvedimento.
“Cercare di proteggere i bambini con una sorveglianza di massa indiscriminata è come cercare disperatamente di asciugare il pavimento mentre il rubinetto è ancora aperto. Il controllo indiscriminato delle chat è altrettanto inaccettabile quanto aprire la posta cartacea di tutti senza distinzione. Per cinque anni, questo sistema fallimentare è servito da cortina fumogena per ritardare un'azione concreta, sovraccaricando al contempo le forze dell'ordine con falsi allarmi. Abbiamo bisogno di più protezione per i bambini, non di meno, ma abbiamo bisogno di una protezione efficace, non dell'illusione della sicurezza.”
E’ un concetto ed un pensiero assolutamente condivisibile soprattutto per il fatto che, se dovesse passare Chat Control 2.0″ ci troveremmo in un contesto da quale non sarà più possibile tornare indietro e che potrà essere utilizzato e giustificato per altri scopi lontani dalla lotta all pedo -pornografia, ma altrettanto persecutori nei confronti di attivisti, giornalisti, personalità politiche .., diventando di fatto un’arma contro le libertà di espressione e di pensiero.
l regolamento provvisorio approvato oggi rimarrà in vigore fino al 2028, o fino al raggiungimento di un accordo su un regolamento definitivo. I negoziati per la legge permanente riprenderanno a settembre. Il punto centrale della controversia tra il Parlamento europeo, i governi degli Stati membri e la Commissione europea rimane la scansione delle chat private: deve essere indiscriminata o mirata ai sospettati di reato?

Il Parlamento europeo sta promuovendo un cambio di paradigma nell’approccio alla sicurezza dei minori online, chiedendo:
Il che dimostra che una minima intenzione di cambiamento e di ridimensionamento pragmatico ed efficace, in realtà è in atto. Ma il treno è attualmente fermo a causa della volontà della maggioranza degli Stati membri di mantenere l’attuale e reintrodotto Chat Control 1.0 come sistema “definitivo”
Il rischio più grosso di questo contesto è l’inevitabile crollo della pressione politica necessaria per raggiungere un accordo permanente e realizzabile. In definitiva, rimanere ancorati allo status quo rischia di compromettere i progressi concreti in materia di tutela dei minori. Interessante il punto di vista di Breyer:
"Finché i governi dell'UE potranno utilizzare scappatoie procedurali per estendere continuamente il loro comodo status quo di controlli di massa volontari e indiscriminati, non avranno alcun incentivo a collaborare con la strategia di protezione dell'infanzia del Parlamento, mirata, giuridicamente fondata e di gran lunga più efficace."
Come in gran parte delle proposte politiche le parti realmente in causa non vengono quasi mai sentite o considerate. Fondamentale aspetto è quello di valutare e programmare gli interventi o le normative anche in relazione alle parti in causa e verificare se la normativa è davvero utile, se non a chi ha già subito violenze, almeno ad evitare o ridimensionare significativamente quelle potenziali e future.
Alexander Hanff , sopravvissuto ad abusi sessuali infantili e difensore della privacy, chiarisce:
“Come sopravvissuto, mi sono affidato a comunicazioni riservate per raccontare la mia storia e ottenere giustizia per 28 ragazzi, me compreso, il che ha portato alla condanna di diversi responsabili. Noi sopravvissuti abbiamo bisogno della privacy, perché senza di essa perdiamo la voce. Chat Control non è stato creato per proteggere i bambini. È nato per permettere a grandi aziende tecnologiche come Meta o Google di accedere ai nostri dati a scopo di lucro, e per consentire agli Stati di espandere la sorveglianza di massa. La Commissione europea ha sprecato cinque anni e milioni di euro in algoritmi che non possono proteggere i bambini e non sono mai stati pensati per farlo. Questi soldi avrebbero dovuto essere destinati a una vera attività di polizia, alla ricerca sulle cause e al sostegno dei sopravvissuti, milioni dei quali non hanno mai ricevuto alcun supporto.”
Marcel Schneider * (nome cambiato) , un sopravvissuto che ha citato in giudizio Meta per il suo controllo volontario della chat , aggiunge:
“Chiunque si rammarica per la fine di Chat Control non ha capito cosa aiuti realmente le vittime di violenza sessuale. La sorveglianza di massa da parte di aziende come Meta non previene gli abusi. Una vera protezione significa: eliminare il materiale alla fonte, un'azione di polizia proattiva sul Darknet e app progettate per essere sicure per i bambini fin dall'inizio.”
Dorothée Hahne , membro fondatore e vicepresidente dell’iniziativa per i sopravvissuti MOGiS eV (Una voce per i sopravvissuti), sottolinea il pericolo che la sorveglianza di massa rappresenta per le vittime stesse:
«Come sopravvissuti, vediamo i nostri "spazi sicuri", le nostre aree protette e i nostri canali di comunicazione, minacciati o distrutti da tutto ciò. Per i sopravvissuti, questo bisogno è esistenziale. »
Tranne la reintroduzione di Chat Control 1.0 non esite un quadro abbastanza preciso da poter prevedere mosse e decisioni nel prossimo futuro, immediato. Quel che appare è ancora una volta fumoso e nonostante i successivi negoziati siano fissati da qui ad un paio di mesi è fortemente probabile che ci saranno ulteriori slittamenti con l’augurio che siano dovuti a reali e costruttive proposte di cambiamento o ridimensionamento più realistico.
L’attegiamento della UE in generale non sembra votato ad un ascolto costruttivo ma piuttosto alla perseveranza su strade ed obiettivi impermeabili a critiche e nuove proposte. Se da una parte il Parlamento ammette lacune, inefficenze ed è pronto ad una revisione, perlomeno in discussione, dall’altra parte gli stati membri (o la maggioranza) non sembrano intenzionati a cambiare le cose da come stanno ora, resta da capire se è una strategia politica atta a “raffreddare” l’esigenza e portare l’intero impianto su di un piano politico irrilevante, o se il “restiamo così” nasconda pensieri e motivazioni in contrasto con la proposta definitiva, senza il coraggio (o la scelta opportunistica) di schierarsi apertamente contro.