Chrome

Chrome Browser, Google rimuove l’ultima soluzione alternativa per il blocco completo degli annunci. Chi usa il Browser Chrome a partire dalla prossima versione .150 (calendarizzata al 30 Giugno prossimo) si troverà nell’imposibilità di utilizzare qualunque estensione basata sul “vecchio” Manifest V2. A dire il vero è già da qualche mese che Chrome ha disabilitato le estensioni che utilizzano tale Framework(tra cui uBlock Origin), ma alcune di queste utilizzavano un “trick” che gli sviluppatori usavano per fare in modo che le estensioni potessero “girare” comunque ed aggirare il blocco.

Quesa impostazione nascosta si chiama flag ExtensionManifestV2Disabled ed è equiparabile ad un interrutore che anche gli utenti potevano utilizzare. Il flag ExtensionManifestV2Disabled consente (consentiva) di mantenere temporaneamente attive le estensioni Manifest V2 durante la transizione a Manifest V3.

Doveva essere parte dell’approccio graduale di Google per migliorare la sicurezza e le prestazioni delle estensioni del Browser, ma a partire dal 30 Giugno non sarà possibile utilizzare nessuna estensione e tantomeno sviluppare e pubblicare Estensioni che utilizzino il ManifestV2.

AdBlock e conseguenze della rimozione.

Tra le estensioni più utilizzate che giravano con il ManifestV2 ci sono gran parte degli AdBlock tra cui il famoso e pluri-installato uBlock Origin. l’insieme di regole che per anni ha governato il funzionamento delle estensioni del browser, smetterà di funzionare definitivamente. Chrome .151, previsto per Luglio, rimuoverà completamente i flag MV2 rimanenti. Nessuna modifica alla policy e nessuna impostazione nascosta permetterà di ripristinarli.

Google è un’Azienda fondata sulla vendita di spazi pubblicitari tra siti, piattaforme, framework e Servizi vari. Fattura miliardi di dollari all’anno e dal 30 giugno, evidentemente, controllerà anche chi può bloccare o meno la visibilità degli annunci.

Da un punto di vista tecnico quello che sta facendo Google consiste nella sostituzione dell’API webRequest di Chrome (fino ad oggi utilizzata) con l’API declarativeNetRequest . Le sostanziali ma rivoluzionarie differenze sono che, con il vecchio sistema, estensioni come uBlock Origin potevano monitorare il traffico del Browser in tempo reale, individuare un annuncio o un tracker che tentava di caricarsi e bloccarlo immediatamente prima che raggiungesse lo schermo.

Con l’API declarativeNetRequest, le estensioni devono fornire a Google un elenco predefinito di elementi da bloccare e Chrome (Google) decide se seguire o meno tali istruzioni. Gli elenchi sono limitati a un numero fisso di regole e l’estensione non può reagire a nulla che non sia già presente nell’elenco.

Lo sviluppatore di uBlock Origin, Raymond Hill, ha ribadito il concetto già espresso durante la fase di annuncio di Google; la versione per Manifest V3 non può replicare tutte le funzionalità dell’originale uBlock Origin. Esiste una versione ridotta chiamata uBlock Origin Lite per MV3 , ma gestisce solo una parte degli elenchi di filtri, ovvero i database gestiti dalla community di annunci e tracker noti, supportati dall’originale. Praticamente fa solo un terzo del lavoro.

Inoltre, non è in grado di eseguire il filtro cosmetico, ovvero il processo di occultamento dei contenitori degli annunci e degli elementi promozionali che rimangono su una pagina anche dopo il blocco dell’annuncio stesso. Senza di esso, al posto degli annunci compaiono riquadri vuoti, oppure contenuti sponsorizzati che sembrano integrati nella pagina.

Sono oltre 40 milioni gli utenti di Chrome e se fino ad ora potevano utilizzare la versione V2 a breve saranno costretti ad utilizzare la versione V3 con evidenti e frustranti risultati in termini di efficacia.

Chrome

“Altri browser possono continuare a supportarle se lo desiderano.”

E’ la dichiarazione di Devlin Cronin, Ingeniere di Google e potrebbe sembrare specificatamente rilasciata e riferita al solo Browser Chrome. La realtà è ben diversa visto che oltre il 65% dei Browser Desktop è gestita da Google, basti pensare a tutti gli altri Browser che utilizzano lo stesso source code Chromium (Microsoft Edge, Opera, Brave, Vivaldi, Comodo Dragon, Yandex), che si troveranno a dover gestire l’installazione delle estensioni V2.

Se la vecchia API webRequest permetteva alle estensioni di accedere in modo approfondito a ogni richiesta di rete effettuata dal Browser, dalle immagini al caricamento delle pagine, alle credenziali di accesso, e poterle leggere e/o bloccare prima che Chrome elaborasse i dati, è chiaro che un fondamento sulle preoccupazioni di Google riguardo la sicurezza sia verosimile.

Con l’API declarativeNetRequest di fatto si previene questo tipo di comportamento, limitando le estensioni a set di regole predefinite. Invece di dare a un’estensione libero accesso al traffico del Browser, Chrome le consente solo di inviare in anticipo un elenco di istruzioni e gestisce autonomamente il blocco. Questo riduce le possibilità che un malintenzionato possa sfruttare un’estensione, poiché quest’ultima non ha mai accesso diretto ai dati dell’utente.

Quali effetti sul mercato pubblicitario e la visualizzazione degli annunci

Il mercato degli annunci pubblicitari e della pubblicità in generale è un mercato estrememente dinamico. Le aziende pubblicitarie cambiano costantemente le modalità di pubblicazione degli annunci, ruotano i domini e mascherando gli script di tracciamento, si affidano o creano veri e propri Network a cui gli “Advertiser” si affidano perchè struttirati in modo da seguire l’evoluzione costante degli spazi stessi e delle dinamiche di pubblicazione.

Le “vecchie estensioni” riuscivano a stare al passo con questi cambiamenti, o perolmeno riuscivano a modificarsi in tempi stretti ed adattarsi alle nuove regole. Le nuove estensioni, basate su V3 e sulle API declarativeNetRequest, possono bloccare solo ciò che è già presente in un elenco creato prima del caricamento dell’annuncio. In poche parole possono essere efficaci per gli annunci pubblicati fino a ieri, ma possono risultare inefficaci per quelli creati o modificati domani o a quelli che in realtà si adattano quotidianamente.

E’ chiaro che uno scenario simile stravolge l’efficacia degli AdBlock limitandone fortemente il campo d’azione. E’ plausibile immaginare una prossima navigazione più farcita di annunci e distrazione a discapito di una navigazione più efficace e produttiva. Un discorso generale, si intende, e considerando che la maggior parte dei navigatori abbia poche o limitate competenze tecniche tali da trovare soluzioni alternative valide.

E se non uso Chrome?

Nonostante molti altri Browser siano basati sullo stesso codice Chromium, ci sono alternative più che valide (e che consiglio vivamente). Per fare un esempio concreto il Browser Brave merita attenzione in quanto pur essendo sviluppato in Chromium ha implementato un suo nativo sistema di blocco annunci che in definitiva “aggira” le regole imposte da Google e funziona egregiamente, oltre a supportare ancora il ManifestV2.

Firefox ha scelto un’ulteriore strada “fondendo” di fatto sia l’implementazione di estensioni ManifestV3 (con una propria versione non essendo sviluppato in Chromium), ed ha mantenuto la vecchia API webRequest funzionante parallelamente, in modo che le estensioni che necessitano di accesso al traffico in tempo reale possano ancora utilizzarla. Dimostrando che i miglioramenti della sicurezza e un blocco efficace dei contenuti possono coesistere.

Google e Chrome evidentemente no.

In definitiva cosa posso fare?

Se usi Chrome e vuoi un blocco efficace degli annunci, abbandona Chrome. Oppure ti accontenti di un blocco parziale utilizzando uBlock Origin Lite (Manifest V3), o qualunque altro AdBlock supportato o proposto da Chrome.

Passi a Firefox che supporta pienamente uBlock Origin e non sembra intenzionato a cambiare idea, oppure a Brave che blocca gli annunci in modo nativo.

Oppure ancora dai uno sguardo ad altri Browser più votati alla Privacy ed alla protezione dei propri dati, Helium, Libre Wolf, Antidetect Browsers, Zen..

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