Lo scopo che mi prefiggo nello scrivere è quello di evidenziare quale libertà abbiamo o potremmo avere rispetto alla realtà che stiamo vivendo e quella che si profila. Al di là delle motivazioni e degli obiettivi, una realtà che ha cambiato e sta cambiando radicalmente il modo di navigare in rete e di consumarne i contenuti.
Verifica dell’età, identità digitali, provider di certificazione, obblighi per le piattaforme: misure presentate come necessarie, neutre e orientate alla tutela, in particolare dei minori. Altre misure non ancora esecutive come il Chat Control ed il sistema di identità digitale Europea (Digital Identity Wallet).
Misure necessarie da un lato ma gestite superficialmente e troppo generaliste per essere realmente efficaci. Se, in base alle motivazioni, osservate singolarmente possono apparire ragionevoli e certamente condivisibili (per lo scopo specifico della salvaguardia e protezione dei minori), considerate invece nel loro insieme delineano quella trasformazione strutturale del web che si vuole analizzare: l’accesso non è più implicito, ma condizionato, si sposta la domanda dal “cosa fai online” al “sei autorizzato a farlo?”. L’interesse non è più il contenuto ma l’utente.
È un processo che sta avvenendo gradualmente ma inesorabilmente, norme settoriali, regolamenti tecnici e sperimentazioni più o meno esplicite. L’obiettivo dell’articolo è mettere ordine nei fatti, tracciare una mappa delle misure già attive o in fase di implementazione e interrogarsi sulle conseguenze politiche e culturali di un modello di rete che, per funzionare, richiede sempre più spesso di lasciare qualcosa di sé in cambio dell’accesso.
Sarò libero di esprimere i miei pensieri a riguardo, siamo in un Paese (ancora) democratico ma lasciare spunti di riflessione comuni è il vero scopo. Quando l’accesso diventa condizionato, la questione non è più solo tecnica, diventa una questione di libertà, di fiducia e di equilibrio (estremamente labile) tra tutela e controllo.
Il concetto di libertà e condivisione si è trasformato, quasi annullato in un Web che non vieta esplicitamente, non reprime spudoratamente, ma filtra, rallenta e condiziona le scelte. Crea una sorta di autocontrollo derivato più dalla paura di far qualcosa di sbagliato piuttosto che da un’analisi seria e costruttiva sul perchè lo si stia facendo. Si genera una dipendenza dal “controllo suggerito” e dalle richieste necessarie che non hanno nulla a che vedere con la libertà di movimento e di scelta. Il pericolo maggiore è nel rischio di creare accessi e visite a canali gestiti dove i contenuti possono essere mostrati o non mostrati a seconda del “vento” che tira.
Il concetto base, rispetto al passato, dove l’accesso era libero, e le eventuali responsabilità erano valutate a posteriori, è mutato in un accesso condizionato non più totalmente libero, e soprattutto da un controllo preventivo….a prescindere.
L’anonimato diventa sospetto (ed in alcuni casi combattuto), la libertà è concessa e non presunta, la verifica (sta diventando) è abitudine. L’eventuale dissenso è così gestito e manovrato.

in Europa alcuni Stai membri (e non) hanno già adottato misure di controllo e verifiche personali, nella nostra Italia l’Agcom ha introdotto la verifica dell’età per l’accesso ai siti per adulti, ha creato e gestisce Piracy Shield, che in nome della lotta alla pirateria, oscura anche risorse lecite creando disagi e danni economici. L’Italia è anche tra quei Paesi non ancora apertamente schierati pro o contro il Chat Control (si è astenuta nelle ultime consultazioni) ma è presumibile che la posizione possa cambiare e non necessariamente in modo indipendente ma a favore o sostegno ad altri Stati membri “amici”.
In Francia: La legge SREN (2024) ha introdotto standard rigorosi di verifica età per qualsiasi o tutti i siti con contenuti per adulti e da inizio 2025 Arcom (l’Agcom Francese) impone sanzioni e blocchi se non si rispettano le regole (multe pesanti e blocco dei siti).
In Spagna: Dal 2022 (e rivista recentemente) c’è una normativa che richiede sistemi di verifica dell’età per siti con contenuti dannosi/minori (pornografia e violenza esplicita). Il governo spagnolo è tra i principali promotori di una verifica dell’età anche per l’ingresso/accesso ai Social media (Facebook Instagram, Tik Tok …). Sta sviluppando App di Wallet digitali per l’ID e la verifica età (MiDNI / Cartera Digital Beta)
Nel Regno Unito: Dal 26 luglio 2025 l’Online Safety Act richiede verifica età per i siti porno usando documenti ufficiali o dati bancari, è considerato uno dei sistemi più severi al mondo per l’accesso a contenuti per adulti. Sta implementando la BritCard una carta di identità digitale per l’accesso ad internet con motivazione lotta all’immigrazione clandestina ed al lavoro nero.
Danimarca e Norvegia: Proposte per aumentare il limite di età minima per l’accesso ai Social media e successivi controlli.
Ne abbiamo già scritto Chat Control è vivo e vegeto. La discussione si è spostata da una dimensione pubblica ad una a “porte chiuse” ma la discussione non è mai caduta e sicuramente prima o poi sarà approvata con eventuali modifiche o “ammorbidimenti” ma la sostanza non cambierà di molto. La scansione ci sarà volontaria o meno e sarà comunque una violazione della Privacy, magari meno violenta, ma pur sempre una violazione.
Quello che sta ancora frenando l’approvazione definitiva di Chat Control, producendo rinvii e ridiscussioni sono le opposizioni tecniche, giuridiche e politiche di Germania, Paesi Bassi, Austria, ed esperti di crittografia, e le proteste di associazioni per i diritti digitali (EDRi, Chaos Computer Club, Privacy International).
Se questa è la strategia: quando un tema è impopolare, si toglie dalla luce, ma non dal tavolo.
Insomma, anche tralasciando altri Paesi in via di acquisizione di strumenti e metodi di verifica, è chiaro come ormai in Europa stia diventando (e diventerà) “laborioso”, e per certi versi scomodo, navigare in Internet.
la storia della Tecnlogia e delle implementazioni comuni in un contesto comune come il Web raccontano e descrivono quello che succede in realtà; oggi è “solo per il porno”, domani è “solo per i social”, dopodomani è “solo per i contenuti sensibili”….poi diventa “solo per la tua sicurezza”. A quel punto il sistema è digerito, diventa la quotidianità e la prassi. Non c’è nulla di più subdolo ma purtroppo la ricezione più generale, di massa è così che si comporta.
Potenzialmente l’Europa si sta attrezzando per crearsi una chiave di accesso con il Digital Identity Wallet, sistema con il quale sarebbe in grado di monitorare gli accessi (in numero e “preferenza”) e certificarne gli attributi necessari (età e status sociale). In pratica costruirà un accesso modulare ai servizi online, essendo anche in grado di de-anonimizzare gli utenti con lo scopo di arrivare ad un controllo preventivo accettato e normalizzato.
Molto poco si può fare, dissenso ed azione comune e comunitaria sembra impossibile, resta il “fai da te” dove sei tu a proteggere il tuo universo da intromissioni più o meno violente. Fortunatamente ci sono metodi e sistemi per limitare i danni o creare un accesso ad internet più sicuro e privato. VPN, DNS, Proxy, OS indipendenti e studiati per la privacy totale. Strumenti di cui trovi guide e tutorial qui in TivuStream o con ricerche mirate sui motori di ricerca (vi sconsiglio Google) come Yandex, Duck Duck go, Brave search, Qwant, Ecosia.
Ci sono anche associazioni ed organizzazioni no Profit che lottano da anni a sostegno della libertà in Internet e che voglio linkarvi a titolo informativo e di eventuale partecipazione attiva:
Action Center di EFF (partecipa alle campagne)
Freedom house (Casa della libertà)
Global Internet Freedom
Internet Freedom Foundation
Open Technology Fund
ALCEI Associazione per la Libertà nella Comunicazione Elettronica Interattiva (Italiano)
Generazioni connesse (Italiano)
FederPrivacy (Italiano)
Privacy Network (Italiano)
Associazione protezione Diritti e libertà Privacy APS (Italiano)
Privacy Italiana (una ulteriore risorsa che elenca altre associazioni/siti convolti nella lotta per la libertà e Privacy in Italia)
Il senso è e deve essere io sono il padrone della mia Privacy e dei miei dati e nessuno ne deve avere accesso se non da me autorizzato. Esistono anche ottime alternative gratuite ed open Source da utilizzare per chattare o comunicare con l’esterno a complemento di strumenti utili a proteggere il privato.
Quello che non viene detto, nonostante le rassicurazioni di Privacy protetta da parte dei gestori degli strumenti, è proprio la questione gestione dei dati che essendo così sensibili ed univoci deve essere garantita.
Una domanda lecita ed obbligatoria quando si parla di dati personali, chi mi garantisce che le dichiarazioni sul rispetto della Privacy e sull’anonimato siano reali ed affidabili?
Chi certifica i verificatori?
Chi controlla il codice?
Chi garantisce che i log non vengano correlati?
Chi impedisce il riuso degli attributi?
Chi tutela l’utente quando l’accesso è obbligatorio?
Non c’è risposta esauriente od una risposta che valga per tutto ma solo una considerazione: non è possibile verificare ogni singola voce resta solo “fidarsi” degli audit (quando disponibili) e delle promesse.
Chi ha letto e pensa che quanto scritto fino ad ora riguardi solo l’accesso ai siti per adulti, social network o contenuti “sensibili” è in errore. Tutto questo riguarda il modo stesso in cui si accede alla rete e come la si naviga, o sarebbe meglio dire come si navigava.
Quando viene introdotto un requisito di verifica, od un’azione da compiere per dimostrare i requisiti richiesti, che sia l’età, un’identità digitale o un attributo certificato, di fatto cambia il rapporto tra l’utente ed Internet. Come se ci fosse un’altro step da fare oltre all’aver acceso il PC o lo Smartphone ed aperto il Browser, c’è ancora una porta da aprire e la chiave sei tu. L’accesso smette di essere libero o presunto e diventa condizionato, non importa se il controllo è minimo o se dichiarato “rispettoso della privacy”: il principio è ormai stabilito.
Anche se il sistema nasce per proteggere qualcuno (ripetiamo che le motivazioni sono oltre che condivisibili anche necessarie), una volta costruita l’infrastruttura, il suo utilizzo tende ad ampliarsi, le tecnologie introdotte per uno scopo specifico difficilmente vengono rimosse; più spesso vengono riadattate, estese, normalizzate. Potremmo anche dire che in questo specifico caso di misure a protezione o diniego degli accessi ad internet ce ne sono già; VPN con parental control, Firewall su Router, impostazioni Browser e motori di ricerca, App installabili sui dispositivi mobili in possesso dei minori etc.. ma evidentemente non sono state considerate abbastanza efficaci. Meglio un controllo più generale e la profilazione dei cittadini può dare maggiori vantaggi.
Quando l’accesso dipende da una verifica obbligatoria, la libertà non scompare all’improvviso: si riduce gradualmente, per frizione, per esclusione, per rinuncia.
Per questo non riguarda solo chi cerca anonimato o chi frequenta determinate piattaforme. Riguarda chiunque utilizzi Internet come spazio di informazione, espressione e partecipazione. Perché una rete che richiede autorizzazioni per essere attraversata non cambia solo le regole ma cambia il comportamento delle persone che la vivono.
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