Ci siamo arrivati, il consiglio Europeo Coreper (Comitato dei Rappresentanti Permanenti) ha approvato il Chat Control 2 grazie ad alcune modifiche alla prima stesura proposte dalla presidenza Danese (Paese che ha partorito il sistema di controllo). La discussione è avvenuta in un contesto NON pubblico e ora resta solo l’avvio dei negoziati con il Parlamento Europeo per il voto finale, negoziati pare all’insegna dell’urgenza.
Dopo mesi di dibattiti, allarmi e colpi di scena, oggi il Consiglio ha segnato una svolta sul contestato regolamento “Chat Control”, ovvero la macchina europea per il contrasto della pedopornografia online. Ma dietro il presunto compromesso ottenuto, si celano rischi sistemici e sistematici ed una crescente preoccupazione tra esperti di Privacy, tecnici IT ed associazioni.
Già ad Agosto avevamo scritto e puntato i riflettori sulla deriva potenzialmente censoria di Chat Control, su come una norma nata per proteggere i minori dalla pedopornografia (concetto indiscutibile e che raccoglie il nostro più totale accordo) rischiasse di mettere sotto sorveglianza milioni di cittadini.
In Settembre ci siamo chiesti quali siano davvero le alternative sicure e “resistenti” a un provvedimento che, come nella prima versione, punta allo scanning automatizzato di ogni chat.
In Ottobre poi, la battaglia si è fatta Europea, con il veto della Germania e il clamoroso appello di 787 esperti contro lo scanning lato client.
Il Consiglio ha approvato una posizione negoziale per il Chat Control, che elimina l’obbligo di scansione automatica generalizzata, ed introduce la scansione “volontaria”. Cosa cambia; ora, saranno le piattaforme di messaggistica (WhatsApp, Signal, Telegram, Messenger etc.) a scegliere su base volontaria se sottoporre ad analisi automatica i messaggi privati, in accordo a una valutazione di rischio affidata anche alle autorità nazionali.
La scansione diventa quindi “possibile ma facoltativa”, ma il regime transitorio praticamente si stabilizza, con la prospettiva che il Parlamento UE si trovi costretto a votare su un compromesso molto fragile nei prossimi mesi.
Comunicato Stampa del Consiglio Europeo
Il Parlamento Europeo dopo l’avvio dei negoziati da parte del Consiglio, avrà il compito di votare (e magari modificare) questa proposta.
Ma il timore, confermato da molti europarlamentari e ONG, è che la pressione politica induca a una ratifica veloce, forse troppo, lasciando insolute molte delle criticità evidenziate. Di fatto il regime volontario già esiste ed è già implementato dalle piattaforme di messaggistica che ne ritengano la necessità, e per gli accordi precedenti avrebbe dovuto “scadere” ed essere rivisto nell’Aprile 2026. Uno dei punti principali dell’accordo raggiunto si riferisce proprio a questa scadenza che di fatto viene eliminata supportando invece un regime di controllo volontario senza scadenza per cui perpetuo. Ecco i punti fondamentali dell’accordo:

Come si fa a giudicare o ad arginare una valutazione personale di un rischio? Quanta soggettività è coinvolta e quanto incidono residenza e sistema culturale di nascita o di presenza? E poi; chi farà le valutazioni? con quali criteri? su quali basi?
Immaginiamo (ma nemmeno tanto) un contesto nel quale una piattaforma di messaggistica X decida volontariamente di applicare il controllo delle chat che offre, e del sistema da adottare. Saranno prima di tutto interventi tecnici sulla struttura dei Server e sui codici delle App distribuite, se il controllo non è specificatamente lato Client, per forza di cose andrà indebolita l’eventuale criptazione end to end o modificata la permanenza ed accesso dei contenuti sui Server Aziendali, da qualche parte devo pur riuscire a leggere i messaggi. Successivamente dovrà istituire una Task Force incaricata di fare il lavoro sporco e su che basi e che criterio (o scriterio) adotterà per scegliere gli attori? O sarà tutto automatizzato?
E se invece il controllo lato client fosse la soluzione migliore e più economica? in fondo basta modificare il codice dell’app distribuita con il prossimo aggiornamento. Nessuno se ne accorge tantomeno l’utilizzatore.
L’aspetto più inquietante riguarda la soggettività della piattaforma e la valutazione del “rischio”. Se ho necessità di controllare o ritengo di poter controllare qualcuno (inteso come utilizzatore) devo forzatamente darmi dei punti di partenza, una serie di parole, contenuti fotografici o video o sonori, scambi ripetuti di files…
Se affido questo controllo a degli algoritmi (anche AI) è chiaro che parto con un margine di errore base vicino al 50% di falsi positivi. Come ovviare? posso ulteriormente istruire la AI col rischio di implementare ulteriori “sviste”.
Il contesto sociale di provenienza del provider Chat può fare la differenza nella valutazione di una frase o di un’argomentazione e di influire sull’istruzione dei modelli preposti al controllo.
Alcuni aspetti linguistici possono storpiare negativamente o positivamente la valutazione di una frase o di un singolo vocabolo, con conseguenze nefaste per chi invece lo ha usato o espresso in un contesto socialmente “accettato” o popolare nel proprio Paese. Quante volte qui in Italia si dice “hai la pelle liscia come il culetto di un bambino” una frase di uso comune, scherzoso, ed accettato come complimento, la stessa frase letta od interpretata da un algoritmo si ferma a “culetto” e “bambino” ed a quel punto non te la sbrogli più
E’ quindi un approccio oltre che sbagliato estremamente pericoloso che sicuramente renderà e “spezzetterà” il parco Chat in modo estremamente soggettivo e tecnicamente diverso.
La mappa della tendenza di pensiero e dell’eventuale prossimo voto in Parlamento Europeo
Le reazioni della comunità privacy, ONG, garanti e tecnici IT sono state nette e argomentate.
Agostino Ghiglia – Garante Privacy italiano
“Siamo entrati nell’era del controllo digitale automatizzato, dove l’intelligenza artificiale monitora comportamenti e messaggi privati prima dello Stato. Il Chat Control europeo amplia questa logica: la scansione lato client impone alle piattaforme il compito di allertare le forze dell’ordine sulla base di algoritmi potenzialmente fallaci, con rischi sistemici per la libertà di espressione e la riservatezza. La privacy non è solo un diritto individuale ma una barriera contro il controllo indiscriminato.” [Garante Privacy, Settembre 2025]
Adalberto Biasiotti – Esperto privacy
“Il monitoraggio a tappeto delle comunicazioni crittografate rischia di produrre falsi positivi con ricadute gravissime su cittadini innocenti. Difficile conciliare queste tecnologie con i diritti digitali senza impattare sui fondamenti democratici.” [PuntoSicuro, Novembre 2025]
Patrick Breyer – Giurista tedesco ed ex europarlamentare
“Nessuna intelligenza artificiale può distinguere in modo affidabile tra un flirt, il sarcasmo e un ‘adescamento’ criminale. Non è protezione dei minori, è caccia alle streghe digitale. Il compromesso danese è un inganno: la minaccia per la privacy resta intatta.” [Il Fatto Quotidiano, Novembre 2025]
Le principali ONG privacy europee (EDRi, Privacy International, NOYB)
“Sistemi di monitoraggio automatizzati pongono rischi strutturali per la crittografia end-to-end e la riservatezza dei dati sensibili. Siamo di fronte al passaggio dalla sorveglianza mirata a quella di massa legalizzata, senza adeguate garanzie di trasparenza e con
Ricordiamo – come suggerito nei precedenti articoli – che scegliere piattaforme realmente tutelate dalla crittografia end-to-end, con codice open-source e nessun regime di scansione client, resta il modo più concreto per proteggere la propria sfera digitale.
Il compromesso raggiunto sul “Chat Control” non deve trarre in inganno: l’assenza (temporanea) dell’obbligo universale di scansione delle comunicazioni non significa che il rischio per i diritti digitali sia scongiurato.
Anzi, l’adozione – per ora volontaria – di tecnologie capaci di analizzare, filtrare e segnalare contenuti privati rappresenta un punto di svolta nella logica europea della sorveglianza: la normalizzazione di pratiche invasive rese accettabili solo perché presentate come “opzionali” anzichè obbligatorie ma sempre e comunque “necessarie”.
La storia e le evidenze ci insegnano che le infrastrutture di controllo, una volta introdotte, tendono a radicarsi e a essere utilizzate ben oltre le intenzioni originarie, spesso ampliando il loro campo di applicazione in modo silenzioso ma continuo o peggio adattate “contro” concorrenti, personaggi scomodi o libertà di pensiero da sopprimere.
La vera sfida non è scegliere tra protezione dei minori e difesa della privacy: Sono due concetti similarmente affini ma concettualmente diversi, se il primo dev’essere un obbligo da parte delle famiglie in primis e dello stato dall’altro, il secondo è un diritto (anche costituzionale) personale al di là di tutto ed a prescindere dai contesti. La vera sfida è non trasformare una reale e necessaria lotta alla pedopornografia con una caccia alle streghe generalizzata e troppo ricca di incognite da un punto di vista sia tecnico che interpretativo.
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