Piracy Shield ancora una volta in evidenza, questa volta si è parlato di dati, risultati raggiunti e di possibili sviluppi futuri. Lo scorso 15 ottobre si è tenuto a Napoli presso l’Università Napoli Parthenope un incontro dal titolo “La cooperazione europea per il contrasto alla pirateria“, un incontro che si legge avere
“lo scopo di condividere il punto di vista degli stakeholder che hanno un ruolo nel contrasto alla pirateria a livello nazionale ed europeo, con un particolare focus sull’esperienza italiana, spagnola e francese. L’obiettivo è quello di individuare problematiche ed elaborare soluzioni comuni, da portare avanti attraverso la cooperazione nazionale e internazionale, anche grazie agli strumenti messi a disposizione dalla normativa europea, con particolare riferimento al Digital Service Act”.
citazione dalla pagina Youtube di Università degli Studi di Napoli Parthenope (video dell’incontro a fine articolo)
A questo incontro hanno partecipato i vertici di Agcom ed in particolare il Presidente Giacomo Lasorella, che ha mostrato e parlato dei dati di Piracy Shield dal suo esordio (1 Febbraio 2024) fino al 30 Settembre scorso. I numeri dichiarati parlano di 66.370 segnalazioni inviate dai detentori dei diritti, che hanno portato al blocco entro i 30 minuti di 2.534 indirizzi IP e 53.836 nomi di dominio. La percentuale di errori commessi è dichiarata nel valore dello 0.01% inteso come sito o risorsa fermata per errore. Nota anche riguardo alle multe sollevate (più di una volta) a qualche migliaio di utenti di IPTV pirata.
Numeri a parte, si è parlato anche del sistema in generale e di quali sono e quali non sono gli attori che ne muovono le fila. Il Presidente fa cenno ad esempio a Google che pare stia collaborando con la piattaforma (anche se non ufficialmente iscritta) eliminando dalla ricerca i risultati “sensibili” con un non meglio specificato meccanismo di segnalazione dedicato. Ulteriore dato di fatto è che invece VPN, DNS, e CDN (Cloudflare in testa) non stiano collaborando e probabilmente, nonostante i tentativi di accreditamento “obbligatorio”, continueranno a non farlo.

All’incontro era presente anche Pietro Labriola Presidente di Asstel che ha dichiarato:
Se un soggetto privato è chiamato per legge a svolgere una funzione pubblica, non può restare privo di riconoscimento economico e istituzionale. È dunque necessario definire regole chiare, sostenibili e proporzionate che prevedano forme di ristoro e valorizzazione del ruolo degli operatori.
Concetto recentemente ribadito anche da AIIP (Associazione Italiana Internet Provider) a mezzo comunicato stampa. I costi e gli oneri (ma non gli onori) ricadono esclusivamente sugli ISP incaricati di fare il lavoro “pratico”, infrastruture da aggiornare o amplificare, costi dipendenti, straordinari, ..
In pochi sembrano capire che la parte davvero intelligente del sistema non è la centrale, che funziona da semplice archivio di oscuramenti, ma quella che lavora dentro le reti, dove ogni giorno noi operatori manteniamo, aggiorniamo e potenziamo gli apparati, partecipiamo alle riunioni tecniche, implementiamo le regole e garantiamo la continuità del servizio.
Giovanni Zorzoni vicepresidente dell’AIIP
Gli unici dati certi sono le spese sostenute dagli ISP ed i numeri dichiarati da Agcom, ma a questo punto vale la pena fare alcune considerazioni “alla mano”. I blocchi ai siti o risorse valgono per il suolo Italiano (IP), ergo, se cambio IP il blocco non vale più. Il fatto che le VPN o i DNS non stiano collaborando apre la strada a soluzioni fai da te ma efficaci per eludere i blocchi ai siti di eventi sportivi live. I siti più frequentati o i cardini della pirateria sono comunque regolarmente online ed alcuni senza nemmeno il cambio indirizzo, è sufficiente dotarsi di VPN o custom DNS per poter ragiungere il sito e guardare gli eventi di interesse.
Gli stessi siti, alle stesse parole chiave, si trovano in rete con una semplice ricerca, basta non utilizzare Google, e di motori alternativi ce ne sono a decine, Yandex, Duck Duck go, Brave search, Startpage…..
Non ci venga attribuita accusa di pirateria è solo una constatazione reale e realistica che chiunque può verificare. I numeri dichiarati quindi potrebbero non corrispondere alla realtà, se non completati dalla frase “bloccati da IP Italiano”. Un sistema di stato atto a contrastare la pirateria deve necessariamente rendere conto del proprio operato, ma il diritto di replica e verifica deve, altrettanto, essere espresso.
Non sta a noi giudicare l’operato di Piracy Shield in termini etici ma indubbiamente da un punto di vista tecnico è sicuramente incompleto, sono ancora troppe le vie d’uscita ai blocchi e solo chi ha poca dimestichezza con la rete ci finisce dentro. Probabilmente non è stato preso in considerazione che ormai le percentuali tra utenti internet sprovveduti ed invece organizzati si sono invertite. Anche un novantenne come mio padre si muove privatamente e con diritto.
Se gli argomenti trattati durante l’incontro avessero tentuto conto dei cambiamenti in atto, e più umilmente valutato le contromisure, avrebbe avuto un tono un poco più credibile, In fondo la pirateria è una scelta, consapevole dei rischi, da chi la offre ma anche da chi la consuma.
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