UE

European Democracy Shield è il nome ufficiale dell’ultima proposta della UE (è stato presentato il 12 Novembre scorso) in merito alle dinamiche “anti” democrazia che, secondo l’Unione, si stanno evolvendo. Sembrerebbe un sistema di difesa (scudo) contro alcune “ingerenze” e pericolosi attacchi alla democrazia dell’Unione definiti e conseguenti alla situazione Geo Politica attuale anche fuori dai confini Europei.

Cosa è lo Scudo Europeo per la democrazia

Sostanzialmente rappresenta una serie di misure concrete per responsabilizzare, proteggere e promuovere democrazie forti e resilienti in tutta l’UE (a fine articolo il testo ufficiale in formato .pdf da scaricare per chi volesse approfondire). Ma in che modo e quali sono i pericoli dai quali deriva la necessità di proteggersi ?

  • manipolazione ed interferenza straniera delle e nelle informazioni
  • disinformazione equiparata anche alle “Fake News”
  • mancanza di “verifica dei fatti”
  • uso responsabile dell’AI nei processi elettorali
  • revisione della direttiva sui servizi di media audiovisivi, la Commissione valuterà come rafforzare l’importanza dei servizi di media di interesse generale e modernizzare le norme in materia di pubblicità per promuovere la sostenibilità dei media dell’UE.

Alcuni concetti base che in realtà racchiudono altre centinaia di situazioni ed allarmi a cui la UE vuole porre rimedio.

UE

Quali strumenti si delineano per l’attuazione dello scudo?

Istituzione di un Centro europeo per la resilienza democratica che riunirà le competenze e le risorse dell’UE e degli Stati membri per aumentare la nostra capacità collettiva di anticipare, individuare e rispondere alle minacce e sviluppare la resilienza democratica.

All’interno del Centro sarà istituita una piattaforma delle parti interessate per facilitare il dialogo con le parti interessate di fiducia, quali le organizzazioni della società civile, i ricercatori e il mondo accademico, i verificatori di fatti e i fornitori di media.

Sarà istituita una rete europea indipendente di verificatori di fatti per rafforzare la capacità di verifica dei fatti in tutte le lingue ufficiali dell’UE.

La Commissione rafforzerà pertanto i lavori nell’ambito della rete europea di cooperazione in materia elettorale, organizzando scambi sistematici su temi chiave per l’integrità dei processi elettorali.

La Commissione presenterà inoltre orientamenti sull’uso responsabile dell’IA nei processi elettorali e aggiornerà il kit di strumenti per le elezioni della legge sui servizi digitali.

Considerazioni

Ci pare che l’impianto in via di costruzione, anche se sostenuto da brillanti e condivisibili motivazioni, assomigli un pò troppo ad un sistema di controllo, pressochè totale, su tutte le attività legate all’informazione, al libero pensiero, alle attività giornalistiche ed in generale a quelle di opinioni.

A leggere tra le righe si parla pure dei servizi Social attuali che, in questo modo, rischiano di essere pilotati od usati come strumenti per indottrinare gli users, attraverso i propri “influencer”, sulle direttive UE erodendo lo spazio di opinione e di libertà di pensiero. L’istituzione di una rete di fact-checker (verificatori dei fatti) porta inevitabilmente alla costruzione di un database centrale dei loro verdetti relativi al riconoscimento di eventuali minacce e molestie, con il concreto rischio di sostituire una verifica indipendente del “fatto” con una valutazione forzatamente allineata allo Stato (UE).

La Commissione finanzierà anche un “quadro comune di sostegno alla ricerca”, parte del piano di costruzione della rete di fact-checker, che darà agli incaricati selezionati un accesso privilegiato ai dati non pubblici delle piattaforme attraverso il Digital Services Act (DSA) e la regolamentazione della pubblicità politica.
Ufficialmente, l’obiettivo è quello di aiutare la ricerca accademica, ma potrebbe anche consentire “soggettivamente” agli stessi incaricati di mappare, classificare e sopprimere i punti di vista online ritenuti indesiderabili e/o contestabili.

E’ relativamente chiaro quanto la tendenda della UE stia andando verso una dichiarata sorveglianza di massa, addolcita o forse dietro apparenti motivazioni importanti ed in qualche modo rindondanti così che l’opinione pubblica non possa approfondire o si senta in dovere di farlo. Non dimentichiamoci del Chat Control, che nonostante abbia subito un rinvio, non significa che sia stato abbandonato. (dalle ultime notizie in rete sembra che si stia ridiscutendo il Chat Control 2 a “porte chiuse”)

Misure estreme in nome della democrazia ma che se attuate ribaltano la percezione del sistema Europa, rendendo l’esecutivo un cane da guardia pronto a mordere. Di fatto l’implementazione di queste misure sarebbe anti democratico e palesemente impositivo.

Testo proposta ufficiale Scudo Europeo per la Democrazia.pdf

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