Secondo l’edizione 2023 dello “State of Engineer Hiring Survey report” di CodeSignal attualmente Python sarebbe il linguaggio di programmazione più popolare. Gli sviluppatori che lo utilizzano sarebbero inoltre i più pagati. A rivelarlo è un sondaggio che ha coinvolto 2.800 professionisti del codice, secondo cui Java sarebbe il secondo linguaggio più citato in assoluto seguito dalla coppia composta da JavaScript e NodeJS.

Back-end e front-end

Le interviste non hanno riguardato soltanto i linguaggi ma in generale gli strumenti maggiormente diffusi tra i programmatori. Nelle posizioni successive troviamo infatti C++, C ma anche il DBMS MySQL. Chiaramente il primo posto di Python è dovuto soprattutto alle opinioni di chi sviluppa soluzioni back-end. Considerando unicamente le risposte degli sviluppatori front-end il primato dovrebbe andare invece a JavaScript (con poco meno dell’83% delle preferenze) seguito da Java (poco più del 51%).

Le retribuzioni degli sviluppatori

Passiamo ora all’aspetto più pragmatico del lavoro di coding. Quanto guadagna oggi uno sviluppatore? Le cifre presentate dal sondaggio si riferiscono naturalmente al mercato statunitense. Conoscerle può comunque essere utile per studiare le tendenze attuali in tema di retribuzioni ed, eventualmente, ipotizzare di proporsi sul mercato internazionale.

Poco più del 14% degli intervistati avrebbe affermato di guadagnare tra i 100 mila e i 119 mila dollari all’anno. In linea generale a ricevere le retribuzioni più elevate nel mondo dell’IT sarebbero gli sviluppatori (sia quelli front-end che i professionisti del back-end) e gli esperti in Data Science.

I linguaggi meglio pagati

Per quanto riguarda invece le scelte di programmazione, dalla rilevazione emergerebbe che gli sviluppatori Python tenderebbero a guadagnare più degli altri. Buone notizie anche per chi è in grado di lavorare con TypeScript, React e Bash. Sarebbero invece meno “performanti” dal punto di vista delle retribuzioni i coder che utilizzano Java, JavaScript, C e C++.

Da segnalare anche un ruolo sempre meno rilevante dei titoli di studio. Costrette ad operare in un mercato del lavoro dove la domanda supera ampiamente l’offerta le aziende starebbero privilegiando invece le competenze.



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