In California è stata intentata una causa legale in cui si sostiene che Google abbia segretamente attivato la sua AI Gemini in applicazioni di consumo come Gmail, Google Chat e Google Meet nell’ottobre 2025, consentendo all’IA di accedere alle comunicazioni private degli utenti, incluse e-mail, chat, allegati e contenuti video, senza ottenere il chiaro consenso degli utenti. La denuncia sostiene che questa implementazione sia stata una modifica predefinita, che ha aggirato il precedente modello di opt-in, e che il processo di opt-out sia nascosto all’interno di complesse impostazioni sulla privacy, rendendolo difficile da individuare per gli utenti medi. Si sostiene che questa azione violi il California Invasion of Privacy Act (CIPA), che vieta l’intercettazione segreta di comunicazioni riservate.
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I querelanti sostengono che Google abbia attivato silenziosamente il suo sistema di intelligenza artificiale, Gemini, su tutte le sue piattaforme di comunicazione, trasformando le conversazioni private in materiale grezzo per l’analisi automatica ed istruzione della AI.
La causa, intentata da Thomas Thele e Melo Porter, descrive uno scenario che di fatto è una violazione della Privacy e della fiducia espressa come utilizzatori. Accusa Google di aver consentito a Gemini di “accedere e sfruttare l’intera cronologia registrata delle comunicazioni private dei suoi utenti, inclusi letteralmente tutte le e-mail e gli allegati inviati e ricevuti”.
Il ricorso sostiene che il comportamento dell’azienda “viola le ragionevoli aspettative di privacy dei suoi utenti”. Fino all’inizio di ottobre, l’elaborazione dei dati di Gemini era presumibilmente disponibile solo per coloro che avevano acconsentito. In seguito, secondo i querelanti, Google “l’ha attivata per tutti di default”, consentendo al sistema di estrarre i contenuti di e-mail, allegati e conversazioni su Gmail, Chat e Meet.

La denuncia sottolinea come fuorviante e complicato sia gestire le impostazioni di Privacy quando in realtà alcune impostazioni fossero attivate di default nononstante sembri un’azione volontaria. Questo, secondo la denuncia, rappresenta un deliberato inganno volto a creare l’illusione di un consenso inesistente.
C’è una certa ironia in tutto questo scandalo. Nonostante tutto il clamore sulla privacy, la maggior parte degli utenti ha accettato da tempo il tacito compromesso che alimenta l’impero di Google. Gran parte degli Utenti cercano, condividono e archiviano le loro vite digitali all’interno dell’ecosistema di Google, sapendo che l’azienda prospera grazie ai dati.
La causa legale, per molti, non fa altro che mettere in luce ciò che è implicito da sempre: se si vive nel mondo di Google, la Privacy è già stata venduta in favore della comodità.
Thele avverte che l’accesso di Gemini potrebbe esporre “informazioni e documenti finanziari, informazioni e documenti relativi all’occupazione, affiliazioni e attività religiose, affiliazioni e attività politiche, cure mediche e cartelle cliniche, identità della sua famiglia, amici e altri contatti, abitudini e attività sociali, abitudini alimentari, abitudini di acquisto, abitudini di esercizio fisico e molti altri dati personali.
In altre parole, se le accuse fossero fondate, la portata del sistema potrebbe estendersi a quasi ogni aspetto della vita personale di un utente.
I querelanti sostengono che le capacità analitiche di Gemini consentono a Google di “effettuare riferimenti incrociati e analisi illimitate per ottenere informazioni indebite, improprie e monetizzabili” sulle relazioni e sui comportamenti privati degli utenti.
La denuncia definisce le azioni dell’azienda “ingannevoli e non etiche”, sostenendo che Google “ha attivato di nascosto questa ‘funzionalità’ di tracciamento AI senza informare o ottenere il consenso dei querelanti e dei membri “della classe”utenti”. Tale condotta, afferma, è “altamente offensiva” e “sfida le norme e legislazioni sociali”.
Il caso invoca una serie di leggi importanti, tra cui il California Invasion of Privacy Act, il California Computer Data Access and Fraud Act, lo Stored Communications Act e il diritto costituzionale alla privacy della California.
Google non ha ancora commentato la denuncia.
Copia .pdf della Class Action legale contro Google
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