Piracy Shield a distanza di una settimana è ricaduta sull’errore di blocco imposto a siti legittimi, questa volta è successo ad un IP (188.114.97.7) che puntava ad un CDN (nello specifico Cloudflare) segnalato in ticket. Peccato che allo stesso IP risultassero anche siti estranei alla Pirateria diventati irraggiungibili da suolo Italiano.

E’ presumibile che questo accadrà ancora e fino a quando il sito bloccato non sarà di rilevanza Nazionale probabilmente si parlerà di “danni collaterali” del tipo sacrificarne 1 per salvarne 100, citazioni a parte questo sistema totalmente automatizzato sta rischiando di diventare controproducente per l’intera comunità o per tutte le altre centinaia di migliaia di utenti Internet che non seguono il calcio o che preferiscono una sala cinematografica piuttosto che un sito di streaming quando si tratta di vedersi un bel Film e che usano internet per scopi “normali”.

Abbiamo già parlato dei rischi che questo tipo di errore comporta e vogliamo riportarli anche qui:

  • Limitazione alla libertà di informazione: Il blocco di siti web legittimi può limitare l’accesso a informazioni e contenuti legali, ostacolando la libera circolazione di idee e la cultura.
  • Danni economici: Le aziende e i privati che gestiscono siti web legittimi possono subire danni economici significativi a causa del blocco ingiustificato da parte di Piracy Shield.
  • Erosione della fiducia: La mancanza di trasparenza e l’errato funzionamento di Piracy Shield possono erodere la fiducia degli utenti nella piattaforma e nelle autorità competenti.
  • Censura incontrollata: Il rischio di censura incontrollata aumenta se non si interviene per correggere i malfunzionamenti. La piattaforma potrebbe bloccare arbitrariamente siti web non piratati, limitando la libertà di espressione e di accesso all’informazione.

Su questo aspetto sono uscite dichiarazioni contrastanti fino alla negazione assoluta ed all’accusa di fake news soprattutto da alcuni soggetti implicati nel sistema Piracy Shield.

Manca ancora un servizio professionale e celere nella gestione delle richieste di sblocco da parte dei siti legali danneggiati. Sulle pagine di Agcom è scritto che i titolari dei siti hanno 5 giorni di tempo per chiedere lo sblocco attraverso i mezzi forniti da Agcom, ma facendo i pignoli nella pagina riguardante i provvedimenti di inibizione e relativo blocco dei siti Pirata non compare nessuna informazione utile all’individuazione del sito stesso tantomeno dell’IP bloccato, ma solo il numero di blocchi IP effettuati alla data indicata, senza contare il fatto che l’elenco non è aggiornato entro, almeno, le 24 ore successive alla data di esecuzione.

In questo modo diventa difficile per il titolare del sito chiedere lo sblocco dello stesso non avendo riscontro ufficiale del blocco.

Piracy Shield

Manca quindi un Meccanismo di Appello valido che dovrebbe fornire lo sblocco altrettanto velocemente se non nei 30 minuti nell’ordine di poche ore

Mancanza di trasparenza:

La scarsa trasparenza di Piracy Shield è un altro motivo di preoccupazione. Ricordiamo che Agcom è un Servizio Pubblico e come tale dovrebbe preoccuparsi di essere completamente trasparente e chiaro nell’offrire il proprio operato non solo come coordinatore/responsabile di Piracy Shield ma anche e soprattutto nei confronti del comune cittadino che in questo caso è stato di fatto danneggiato.

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