Aggiornamento: è di ieri 12/03 la notizia secondo la quale la Guardia di Finanza e la Procura di Roma hanno firmato, (riportato dallo stesso Commissario Capitanio)  un protocollo d’intervento che lascia libertà ai finanzieri di incrociare tutti i dati in loro possesso sulle persone sospettate di usare strumenti illegali, che possono essere decoder, link illegittimi e applicazioni pirata per vedere contenuti protetti dal diritto d’autore Fonte

Attraverso un post sul suo profilo Linkedin Massimiliano Capitanio avverte di multe in arrivo per chi abbia utilizzato il “Pezzotto” ma anche per chi ha visto partite di Calcio sui siti di Streaming illegale.

Si parla di importi dai 150,00 ai 5.000,00 Euro ma non è specificato il sitema che sarà adottato per individuare i singoli fruitori. Per logica si ipotizza che sarà chiesto agli ISP (Fornitori di connessione Internet) la lista degli IP che in particolari date e fasce orarie puntavano ai siti considerati Illegali o che rimanenvano collegati per il tempo della durata dell’evento.

Chiariamo però alcuni punti fondamentali sull’esecutività giuridica che ha Agcom non solo nei confronti dei singoli cittadini. Fulvio Sarzana Avvocato specializzato anche in diritto dell’Informatica e Telecomunicazioni ha scritto un interessante articolo apparso sul Sole24 Ore del 29/02/2024 dove evidenzia il non potere di azione di Agcom nei confronti di alcuni Big di Internet (Google in testa) che dovrebbero seguire le indicazioni (obblighi) della stessa Agcom e di Piracy Shield.

In particolare si fa riferimento ai Provider VPN (ed al legale uso da parte di privati cittadini) che, fatta eccezione per le VPN con sede in Italia, avendo sedi e giurisdizioni in paesi offshore o comunque al di fuori dell’unione Europea non hanno obbligo di sottoposizione alla giurisdizione di Agcom (che va ricordato è un organismo pubblico e di pubblica utilità ma non è un Tribunale).

Abbiamo già visto ed evidenziato come l’uso di una VPN renda la navigazione totalmente libera ed irrintracciabile da parte di chiunque ma vale la pena soffermarsi sugli aspetti che riguardano i diritti alla Privacy che se infranti possono portare a conseguenze legali anche gravi.

Tecnicamente parlando nel momento in cui si utiliza una VPN l’IP “in chiaro” è quello fornito dal Server al quale sono collegato all’interno del Tunnel VPN e oltre a non essere quello reale può risultare appartenente ad una posizione Geografica diversa da quella di reale partenza, rendendo pressochè impossibile rintracciare il luogo e la persona “fisica”.

I commenti al post di Massimiliano Capitanio evidenziano ulteriormente le criticità e sollevano questioni morali da non sottovalutare anche perchè espressamente legiferate.

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