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Esopianeti simili alla Terra

Fonte foto: 123rf



Verso l’infinito e oltre: è questa la direzione che gli esseri umani sembrano destinati a intraprendere grazie ai viaggi spaziali che, anno dopo anno, diventano sempre più una realtà concreta. Ma c’è di più, perché oltre a muoverci nello spazio con una certa tranquillità, pare che nel futuro potremmo anche dirigerci verso diversi esopianeti simili alla Terra.


Ad affermarlo è una nuova ricerca, presentata alla Conferenza di Geochimica di Goldschmidt, che sostiene che mese dopo mese scienziati e ricercatori, con il loro impegno, stanno aumentando sensibilmente le probabilità di trovare pianeta extrasolari ricchi d’acqua allo stato liquido che, chi lo sa, forse un giorno potrebbero anche essere abitabili.

Lo studio e le nuove teorie

Lo studio, curato dagli scienziati della Rutgers University e capeggiato dal dottor Lujendra Ojha, è partito dalla raccolta delle informazioni che le diverse agenzie spaziali di tutto il pianeta hanno collezionato sugli esopianeti simili alla Terra. Anni e anni di dati sono stati sapientemente comparati per poi restringere il campo attorno a quelli inerenti gli esopianeti più vicini a delle “stelle madri”.

A questo punto, Ojha e il suo team hanno usato i dati per prevedere quanti di questi esopianeti potrebbero essere costituiti (del tutto o in parte) da acqua allo stato liquido. Per farlo, hanno modellato la fattibilità della generazione e del mantenimento dell’acqua in base alla vicinanza con le stelle madri e hanno applicato le variabili relative al calore generato sia da queste ultime che dai nuclei degli esopianeti stessi. Il risultato? Pare che, fra quelli rinvenuti e quelli ancora da ritrovare, ci siano molti più esopianeti adatti alla vita di quanto si potesse ipotizzare.

L’acqua e la vita

Presentando il lavoro alla conferenza di Geochimica di Goldschmidt a Lione, il dottor Ojha ha detto: «Sappiamo che la presenza di acqua liquida è essenziale per la vita. Il nostro lavoro dimostra che quest’acqua può essere trovata in molti più esopianeti di quanto si potesse pensare, fra cui alcuni che, per svariate ragioni, erano stati scartati. Questo aumenta notevolmente le possibilità di trovare ambienti in cui la vita può svilupparsi o che potrebbero sostenere quella umana».

Non solo. Ojha ha anche dimostrato che se la superficie di un pianeta è ghiacciata, nel sottosuolo si ritroverà sicuramente dell’acqua allo stato liquido: «Lo provano alcune delle lune del Sistema Solare, come Europa o Encelado. Queste lune hanno una notevole quantità di acqua che scorre nei loro “sotterranei” e, in base ai nostri studi, grazie ai progressi in corso, questi satelliti potrebbero essere decisivi per le prossime missioni esplorative e, chissà, forse anche per la creazione colonie umane».

Nuovi orizzonti per la vita nello spazio

Naturalmente, il dottor Ojha ha sottolineato che ci vorrà molto, molto tempo prima che le teorie del suo studio possano venire provate nel concreto. Tuttavia, insieme ai suoi scienziati ha anche dimostrato che l’aumento degli strumenti a disposizione e la tecnologia sempre più all’avanguardia contribuirà a fare delle scoperte decisive in materia nei prossimi 100 anni. Nel complesso, secondo Ojha, tutti i numeri confermano che al momento abbiamo cento volte più probabilità di trovare esopianeti con acqua liquida/abitabili rispetto a quanto si pensasse.

Chiaramente, ciò significa che potremmo anche trovare vita da qualche parte nell’Universo. «Le sorprese del nostro Cosmo – ha concluso Ojha – sono infinite. La prospettiva della presenza di molta più acqua liquida sugli esopianeti e di trovare oceani nascosti sotto le calotte glaciali di alcuni satelliti espande il suo potenziale. Non ci resta che continuare a esplorare».



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