La sicurezza online non dipende solo dagli strumenti che utilizziamo, ma soprattutto dalle abitudini che scegliamo ogni giorno.
Guide, articoli, suggerimenti, strumenti: il web è pieno di riferimenti e fonti a cui attingere quando si parla di sicurezza online e di protezione dei dati personali. TivuStream stessa, nel suo piccolo, ne è la prova. Navigare, consultare siti, compilare moduli e registrarsi a servizi più o meno necessari fa ormai parte della nostra quotidianità. Ma quanta attenzione mettiamo davvero nelle azioni che compiamo ogni giorno online?
Quante volte leggendo di furto dati, episodi di Server “bucati” e conseguente appropriazione di elementi riservati e sensibili, la reazione più comune è un “tanto a me non succede” o “e che cosa se ne fanno dei miei dati?”. Purtroppo questa sorta di evidente e numericamente importante ignoranza, alla fine, non fa che alimentare e permettere proprio questo tipo di attività malevole.
L’attenzione con la quale facciamo le cose è spesso poco sufficiente, privilegiamo la velocità, la praticità, e la semplicità piuttosto che leggere le Privacy Policy dei servizi, o i termini d’uso o fare una piccola indagine di referenze e feedback utile di quel dominio o di quello che offre.
Quasi mai siamo realmente consapevoli di come vengono utilizzati i nostri dati o di quante altre piattaforme possano riceverli semplicemente perché sono partner del servizio a cui ci siamo appena iscritti.
Quando tutto è semplice e immediato, tendiamo a pensare che l’unica informazione ceduta sia quella richiesta nel modulo di registrazione. In realtà, spesso autorizziamo anche una serie di attività successive che coinvolgono servizi collegati, tracciamenti e condivisioni di informazioni che raramente ci fermiamo a valutare.
La questione delle registrazioni o dell’uso di servizi online non è l’unica importante, è l’insieme di cose che facciamo in rete senza pensare, guidati dall’abitudine e dando per scontato di essere immuni, per principio.
Molte delle più grandi aziende del mondo hanno costruito una parte importante del proprio modello di business proprio sui dati personali. Non è un mistero: le informazioni raccolte permettono di creare profili estremamente dettagliati, utilizzati per proporre contenuti, servizi e pubblicità sempre più mirati. Più dati vengono raccolti, più questi profili diventano precisi e, spesso, sorprendentemente efficaci.
Quante volte vi è capitato di cercare un oggetto, oppure informazioni su una località dove trascorrere le vacanze, e poco dopo aprire Facebook o un altro social network? Basta iniziare a scorrere la home per vedere comparire inserzioni pubblicitarie che sembrano sapere esattamente cosa stavamo cercando pochi minuti prima. Coincidenza? In parte. Profilazione? Molto più probabilmente.

E spesso, a completare il quadro, arrivano anche email promozionali sempre più vicine agli interessi che abbiamo appena mostrato.
È così che funziona gran parte del mercato dei dati: raccolta, catalogazione e costruzione di profili basati sulle informazioni che offriamo volontariamente, ma anche su quelle che lasciamo inconsapevolmente durante la navigazione.
Detta così potrebbe sembrare impossibile sfuggire completamente alla profilazione. E, in effetti, evitarla del tutto è oggi molto difficile. Questo, però, non significa che siamo costretti a rinunciare alla nostra privacy: esistono strumenti e, soprattutto, comportamenti che possono ridurre in modo significativo la quantità di informazioni personali che lasciamo in rete.
Etimologicamente deriva dal latino cum scire, “sapere con”, e richiama la consapevolezza delle proprie azioni. In psicologia rappresenta la percezione di sé e di ciò che ci circonda; in ambito etico è la capacità di giudicare le proprie azioni come giuste o sbagliate.
Forse è proprio quest’ultima definizione quella che meglio si adatta al nostro caso. Una cattiva abitudine è lasciare in giro più dati del necessario. Una buona abitudine è imparare a limitarne la diffusione. È un po’ come quando ci viene detto: “fai le cose con coscienza”. Sul web potrebbe tradursi in: usa gli strumenti giusti al momento giusto e non avere paura di dedicare qualche minuto in più alla tua sicurezza.
TivuStream è una goccia nel mare, gli strumenti che mette a disposizione, così come molti altri disponibili online, vogliono semplicemente contribuire ad alimentare quella coscienza di cui abbiamo parlato fino ad ora.
L’obiettivo non è convincere qualcuno a usare un determinato servizio o strumento, ma abituarsi a fermarsi qualche minuto, capire meglio ciò che sta facendo e fare scelte più consapevoli. A volte bastano davvero pochi minuti per proteggere molto meglio i propri dati.
Trasferire un contenuto in modo sicuro, cifrarlo prima di condividerlo, verificare l’affidabilità di un link o di un sito, capire se una notizia o un’immagine possono essere false, creare password realmente robuste: sono tutte azioni semplici che, ripetute nel tempo, diventano un’abitudine. Ed è proprio dalle abitudini che nasce una maggiore sicurezza. A tutto questo si affiancano guide e articoli pratici che aiutano a capire come affrontare determinate situazioni nel modo corretto e con maggiore attenzione alla tutela dei propri dati.
Tra gli strumenti sviluppati da TivuStream c’è anche Privacy Assistant. Il nome potrebbe far pensare all’intelligenza artificiale, ma in realtà non c’entra nulla.
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Il suo scopo non è assegnare un semplice punteggio, ma mostrare in modo chiaro quali informazioni il browser sta esponendo durante la navigazione e, soprattutto, spiegare passo dopo passo come ridurre le eventuali criticità riscontrate. In fondo, coscienza, dal lato pratico, significa proprio questo: trasformare la consapevolezza in un’abitudine.

Essere un po’ più critici, magari anche un po’ più pignoli, non significa vivere con la paura della rete, ma imparare a usarla con maggiore attenzione. Nessuno può promettere una sicurezza assoluta, ma decidere quanto valore dare ai propri dati e quanto impegno mettere nel proteggerli è ciò che fa la differenza.
Perché la sicurezza online non comincia da un software o da uno strumento: comincia dalle scelte che facciamo ogni volta che clicchiamo, ci registriamo o condividiamo qualcosa.