Tante fonti, una quantità esagerata di informazioni, una vicenda che definire complessa è riduttivo. E’ questo lo scenario che appare a chi, volente o nolente, si trova al centro dell’infodemia da Covid-19. Si cercano aggiornamenti in maniera compulsiva – e se non si cercano comunque ci raggiungono -, si prova a decifrare i dati giornalieri e a tenere traccia della curva epidemica ed in tutto questo l’utente spaesato cerca ancore di salvezza prima di perdere la bussola. Alcune sono solide, altre meno. Alcune fonti non sono le più attendibili ma sono molto seguite, altre lo sono di più ma possono non essere altrettanto popolari.

Da dove iniziare?

UFFICIALE O NON UFFICIALE?

Può sembrare una banalità, ma lo spartiacque sta tra le fonti ufficiali che diffondono informazioni sull’evoluzione della pandemia e quelle non ufficiali che possono riprendere in tutto o in parte anche i dati delle prime. Ci si può chiedere perché servirsi di un ”sottoprodotto” (la fonte mediata) quando è possibile attingere alla materia prima. La risposta sta nel fatto che i cosiddetti aggregatori di dati a volte li presentano in maniera più accattivante, altre volte sono più facilmente raggiungibili perché, banalmente, meglio indicizzati nei motori di ricerca.

Partendo da queste premesse, per restare aggiornati sull’andamento della diffusione a livello mondiale e a livello italiano, i punti di partenza non possono che essere:

  • Il sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
  • La pagina ufficiale della Protezione Civile
  • Il sito dell’Istituto Superiore della Sanità (Epicentro)

Basta, tutto qui? Per non perdere la bussola sì. Chi vuole avere una panoramica dell’evoluzione della pandemia a livello mondiale può accedere al sito dell’OMS, tutti i dati rilevanti ci sono e sono anche resi di più facile consultazione con mappe, grafici, possibilità di confrontare le informazioni riconducibili ai vari continenti. Sono indicati tutti i casi totali e le morti registrate (sia giornalmente, sia dall’inizio della pandemia). I dati sono acquisiti e organizzati direttamente dall’OMS e possono essere scaricati in formato .csv per successive elaborazioni.


Entriamo più nel dettaglio dell’Italia: la Protezione Civile ogni giorno tra le 17:00 e le 18:00 aggiorna la dashboard su Covid-19 e pubblica un comunicato stampa sul sito ufficiale. I dati sul totale dei positivi, sui guariti, sui decessi e sui casi totali (dato cumulativo che racchiude tutti i positivi, i guariti e i deceduti) sono in primo piano nella schermata principale. E’ possibile consultare i grafici sull’andamento nazionale, sui nuovi positivi (e sulle variazioni del numero di positivi su base giornaliera). I dati sono scaricabili in PDF e .csv e anche in questo caso la fonte è al di sopra di ogni sospetto: i dati sono forniti dal Ministero della Salute ed elaborati dal Dipartimento della Protezione Civile.


Con un minimo sforzo (basta cliccare su “Schede riepilogative” nell’angolo in basso a destra della dashboard) si accede a due cartelle con altrettanti elenchi di file relative ai dati sulle province e sulle regioni – sono organizzati in ordine cronologico, quindi il dato più aggiornato è quello che si trova in fondo. È probabile che abbiate visto in giro per il web queste tabelle riportate dalle principali testate, ecco da dove vengono, chiunque può accedervi:


La Protezione Civile mette inoltre a disposizione sezioni per consultare il numero di materiali distribuiti – a partire dalle tanto chiacchierate mascherine -, il numero di contatti attivati per gestire l’emergenza, una sezione contente più in generale tutti i link con gli aggiornamenti sugli interventi.

Il database della Protezione Civile offre già uno sguardo dettagliato sulle situazioni regionali, ma chi volesse approfondire può trovare ulteriori dettagli nei siti ufficiali delle singole Regioni. Ad esempio, Regione Lombardia – la più colpita dalla pandemia – divulga un bollettino giornaliero tra le 17:00 e le 18:00 sul sito di Lombardia Notizie Online:


E’ altrettanto ricco di informazioni Epicentro, ovvero il sito ufficiale dell’Istituto Superiore della Sanità che pubblica in primo luogo:

  • Infografica della sorveglianza integrata Covid-19 tre volte a settimana (lunedì, mercoledì e venerdì)
  • Report esteso una volta a settimana (il giovedì)
  • Analisi sui decessi con infografica settimanale

Il sito è una tappa obbligata per chi cerca anche altre informazioni sul virus e sull’evoluzione della pandemia a livello mondiale.

FALSI MITI SMENTITI, STUDI SCIENTIFICI E NOTIZIE SUI VACCINI

Il livello di comprensione di un argomento complesso è affidato in larga misura alla capacità e alla volontà di esaminare e comprendere le fonti. E’ un percorso che può essere affrontato in più step: si può ad esempio passare dai semplici dati grezzi o più o meno elaborati dalle fonti ufficiali (ved. sopra) ad approfondire i falsi miti sul Coronavirus, le fake news che diventano virali.

Un ottimo punto di partenza per compiere questo ulteriore passo avanti è rappresentato dalla sezione presente del sito ufficiale della World Health Organization che smaschera e smentisce notizie prive di fondamento sul virus con una serie di infografiche di facile lettura: non esistono al momento farmaci autorizzati per il trattamento e la prevenzione della Covid-19, aggiungere peperoncino al cibo non previene o cura la malattia, le reti mobili 5G non diffondono il virus... e così via.

Il passaggio successivo non è obiettivamente alla portata di tutti perché ci si addentra nel terreno di fonti e strumenti per reperirle che richiedono la giusta preparazione. Chi ha mezzi e voglia per cimentarsi non dovrebbe trascurare due siti di riferimento, uno che permette di individuare le pubblicazioni di letteratura biomedica, l’altro gli studi clinici in corso.

  • PubMed. Per rendere l’idea si può considerare il Google della letteratura scientifica biomedica pubblicata dagli anni ’50 del secolo scorso ad oggi. La piattaforma è sviluppata dal National Center of Biotechlogy Information (NCBI) presso la National Library of Medicine (NLM). Se c’è uno studio degno di nota sul Coronavirus portato all’attenzione della comunità scientifica, molto probabilmente ha lasciato traccia su PubMed. Banalmente il sito può anche essere usato per verificare se e cosa il sedicente virologo di turno ha pubblicato in passato (basta inserire il nome nel campo di ricerca). Essendo sostanzialmente un motore di ricerca, non è detto che tutti i risultati siano sullo stesso piano: ci saranno studi più o meno attendibili e fonti più o meno rilevanti – un conto è se lo studio è stato pubblicato su Lancet, altro se è stato ospitato da una rivista scientifica con un impact factor (IF) più basso (nota: l’IF misura il numero medio di citazioni ricevute, nell’anno di riferimento considerato, dagli articoli pubblicati da una rivista scientifica nei due anni precedenti).
  • Clinicaltrials. Arrivare al vaccino o, prima ancora, definire un protocollo di cura per le persone infettate dal Sars-Cov-2 implica aver condotto studi clinici per valutarne l’affidabilità. Clinicaltrials è una piattaforma molto utile per tenere traccia di tutte le iniziative in atto: è sostenuta dal Governo degli Stati Uniti e consente di individuare gli studi clinici in corso per tipo di malattia (non solo per Covid-19) e per Paese. L’elenco con tutti gli studi clinici su Covid-19 è bene in evidenza sulla homepage: al momento sono oltre 1.700 quelli riportati nel database di Clinicaltrials, per ognuno è possibile verificare, tra l’altro, lo stato attuale, chi lo porta avanti e su cosa si basa. Anche questo strumento può essere molto utile per evitare di dare incondizionatamente credito a soggetti che propongono cure miracolose senza fondamento scientifico
  • AIFA: Da non trascurare infine le informazioni che vengono fornite dall’Agenzia Italiana del Farmaco. Tra i suoi compiti c’è infatti la regolamentazione dell’immissione in commercio, dell’uso e della vigilanza dei prodotti farmaceutici. Sin dall’inizio della pandemia nel sito ufficiale è stata attivata una sezione con tutte le notizie e i comunicati più rilevanti relative ai farmaci usati per contrastare il virus autorizzati in Italia, sia nell’ambito di studi e sperimentazioni cliniche, sia al di fuori di essi

I dati provenienti da fonti ufficiali o comunque attendibili quindi non mancano, eppure anche di fronte ad una tale ricchezza di informazioni prodotte da fonti valide, può capitare di perdere la bussola: a cadere in errore non sono solo i cittadini comuni, ma anche altrettanto validi centri di informazione e gli stessi Governi.

IL CASO WORLDOMETER

Emblematico è il caso di Worldometer recentemente portato alla ribalta con un’inchiesta della CNN. Il punto centrale del report riguarda l’attendibilità dei dati forniti da Worldometer, un sito molto seguito e che ha acquistato ulteriore popolarità durante la pandemia. Il sito si occupa di tenere traccia di vari dati a livello mondiale, come il numero di abitanti o delle autovetture prodotte, e dall’inizio dell’emergenza sanitaria anche delle statistiche sul coronavirus (nuovi casi, decessi, guariti, etc.).

Il lungo excursus sulle attività di Worldometer effettuato dalla CNN evidenzia come Worldometer non sia un sito nato con il preciso scopo di gestire i dati sanitari, come ci siano dubbi sul fatto che abbia effettivamente un team preparato, qualificato e specializzato nell’analisi dei dati e qual è lo scopo della società che lo gestisce: trarre un ricavo dai guadagni derivanti dai banner pubblicitari e dalla concessione in licenza dei contatori che ha sviluppato nel corso degli anni. Worldometer di fatto è un aggregatore di informazioni provenienti da molteplici fonti, alcune istituzionali, altre no. Il suo modus operandi è stato messo in discussione da chi ne evidenzia aspetti migliorabili

  • Diversi aggiornamenti dei dati mancano di fonte, altri aggiornamenti non corrispondono alla fonte citata o contengono errori. Non Usare Worldometer come fonte in tutte le pagine legate a COVID-19. Sono le considerazioni che si leggono nella pagina Wikipedia dedicata al progetto Covid-19
  • Il loro obiettivo è avere gli ultimi dati da qualunque parte provengano, che siano affidabili o meno. Riteniamo che le persone dovrebbero essere caute, in particolare i media, i politici. Questi dati non sono così accurati come sembrano – Dice Edouard Mathieu di Our World In Data (OWID) sito di statistiche indipendenti con sede nell’Università di Oxford
  • Per Virginia Pitzer, epidemiologa dell’Università di Yale, il sito è legittimo, molte delle sue fonti sono enti governativi credibili, ma ci sono incongruenze nei dati e uno scarso valore aggiunto prodotto dal lavoro degli esperti: l’interpretazione dei dati è carente, in particolare i casi attivi sono problematici perché i dati sulle guarigioni non sono riportati sistematicamente. Ci sono anche errori piuttosto rilevanti (es. il 24 aprile il numero dei guariti in Spagna su Worldometer è stato di 18.000, ma il governo spagnolo ne aveva indicati solo 3.105)

In breve, non sono privi di fondamento i legittimi dubbi su un sito che non è l’espressione diretta delle autorità che si occupano di gestire i dati sanitari. Dovrebbero sorgere in relazione a qualsiasi altro sito che opera nello stesso modo, ma Worldometer fa discutere più di altri perché le sue statistiche sono riprese da autorevoli testate (Financial Times, New York Times, Washington Post, Fox News e dalla stessa CNN) e anche dai Governi – il Regno Unito ha utilizzato i dati di Worldometer prima di rivolgersi alla Johns Hopkins University, il governo spagnolo li ha impiegati in quello che è diventato in poco tempo un caso mediatico.

DAL DATO SBAGLIATO AL CASO POLITICO

I dati sul coronavirus non condizionano solo la vita di ciascuno, su di essi si possono basare anche delicati equilibri politici. Siamo lo Stato che ha eseguito il maggior numero di tamponi è una frase che non ha solo una valenza in campo sanitario, ma serve per dare forza ad una classe dirigente travolta dalla pandemia che cerca di rafforzare il suo ruolo agli occhi degli altri Stati e di rassicurare il suo popolo. Tutto quanto sopra a patto di usare dati provenienti da fonti che possono essere considerate attendibili e di non fare errori nel riportarle, altrimenti gli effetti negativi sul piano della comunicazione superano quelli positivi.

Nell’esempio pratico ricorre ancora una volta Worldometer ed esponenti di governo (quello spagnolo nello specifico). Per schematizzare:

  • Il 27 aprile l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) pubblica i dati sul numero dei test diagnostici per Covid-19 effettuati dai Paesi membri: la Spagna è al quinto posto. Per stilare la classifica ha utilizzato i dati della piattaforma Our World in Data (OWID) più altri dati forniti dalle stesse istituzioni nazionali
  • Il 28 aprile l’OCSE rettifica i dati perché si rende conto che sono stati presi in considerazione sia i test molecolari PCR (il cosiddetto tampone), sia i test sierologici. Ad eccezione della Spagna, solo un limitato numero di Paesi effettuava test sierologici in quel periodo e l’OCSE e OWID hanno ritenuto opportuno scorporare questo dato per consentire un confronto a parità di condizioni tra tutti i Paesi. La Spagna passa così al diciassettesimo posto, risalirà al sesto il 17 maggio
  • Il 28 aprile il contatore di Worldometer (non si esclude basandosi proprio sulle statistiche OCSE) riporta ancora il dato del quinto posto della Spagna.
  • Il 28 aprile il primo ministro Pedro Sanchez prima cita in conferenza stampa le statistiche OCSE non aggiornate, poi un’altra fonte, la Johns Hopkins University secondo cui la Spagna è al quinto posto per numero di tamponi – posizione ribadita successivamente (il 9 maggio) dal Ministro della Salute Salvador Illa. La Johns Hopkins University però non ha mai pubblicato uno studio sul numero dei tamponi

In breve: il governo spagnolo ha citato dati di fonti istituzionali con leggerezza – si veda il caso dei dati OCSE riportati non rendendosi conto che erano stati nel frattempo rettificati – e scambia ciò che afferma una fonte non ufficiale ma autorevole, la Johns Hopkins University, con quello che rileva una delle sue fonti. Eh sì, perché in questo gioco di scatole cinesi si arriva alla conclusione che anche la JHU si serve dei dati di Worldometer. Non è un’informazione segreta, è riportata a chiare lettere nella dashboard curata dal personale dell’Università:


A scanso di equivoci il sistema di monitoraggio sul coronavirus curato dalla Johns Hopkins University è considerato tra i più affidabili e proprio per questo può sorprendere che abbia deciso di includere tra le fonti una che, pur essendo molto seguita, è anche molto chiacchierata (ved. sopra). La JHU non dice quale tipo di dati di Worldometer vengono impiegati, ma ammette che a partire da gennaio, quando i numeri sulla pandemia si sono moltiplicati, aggiornare manualmente tutti i dati è risultato insostenibile ed ha iniziato ad acquisire le informazioni da fonti primarie e da siti web aggregatori di dati, come Worldometer.

Per limitare gli errori il personale ha comunque predisposto un sistema di rilevamento delle anomalie articolato in un due fasi: le variazioni dei dati di moderata entità vengono aggiunte in automatico ma prevedono un controllo a posteriori effettuato da un operatore in carne ed ossa; le variazioni di entità più rilevante possono essere aggiunte solo manualmente.


SELEZIONE E SPIRITO CRITICO

Navigare tra le informazioni non ufficiali e quelle ufficiali non è sempre semplice. E’ più facile individuare la fake news che non fa molto per nascondere la sua natura, viene più naturale diffidare dalle immancabili notizie senza fonte sul virus che tempestano i social, ma è complicato difendersi dalla notizie o dal dato falso che riesce a farsi strada nei canali di comunicazione autorevoli o peggio ancora istituzionali. I punti di partenza per cercare di non perdere la retta via non possono che passare per le fonti ufficiali, senza per questo mandare definitivamente in pensione la capacità di ragionamento critico che ciascuno dovrebbe usare per non farsi travolgere dall’infodemia.

APPROFONDIMENTO IN PODCAST CON IL SOLE 24 ORE

Come “danno i numeri” i professionisti dell’informazione e i data-journalist? Lo abbiamo chiesto a Luca Salvioli, giornalista del Sole 24 Ore responsabile della sezione LAB 24, che durante l’epidemia ha creato le visualizzazioni e le mappe del contagio. La pagina che ospita le mappe e le infografiche è diventata in breve tempo la più letta di tutti i tempi sul sito del Sole 24 Ore, a dimostrazione dell’interesse del pubblico e di come stiamo vivendo il primo evento realmente data-informed della storia. Luca ci racconta la difficile arte di raccogliere le informazioni giuste e ci spiega come si effettuano scelte editoriali quando le uniche fonti sono cifre e statistiche.

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